Caffè Corretto – Fenway Park

Un grande successo, di pubblico sugli spalti, come ignorare le due squadre di under 19 finaliste, le squadre di serie c, le squadre maggiori dei club che schieravano una under in finale e un manipolo di coraggiosi parenti.

Mirabolante risultato d’ascolti per questa Coppa Italia di futsal femminile. Vero? Tanto da non riuscire a battere L’Ingrediente Perfetto che sul La7 ha segnato 83.000 spettatori, l’1.2 di share. Una kermesse sportiva conclusasi solo qualche giorno fa ma il suo eco mediatico rimbalza ancora oggi su tutti i quotidiani principali italiani. Tipo Cotto e Mangiato, L’Uncinetto per Tutti e San Vattelappesca Oggi.

Se c’è però una immagine che mi ha particolarmente colpito in questa meravigliosa manifestazione è quella della premiazione della Serie A femminile. Come raccontarvela, vediamo… Così: ve lo immaginate Ciferin esultare insieme al Manchester City che alza la Coppa dei Campioni perché è amico di Khaldun al-Mubarak, no vero? Desterebbe qualche malevolo pensiero altrimenti.

Mentre attendiamo tutti di vedere diecimila spettatori sugli spalti della finale scudetto, in gara unica nel Palazzo Wanny di Firenze, una struttura da 5000 posti tutti esauriti, andava in scena gara due della finale scudetto di Volley Femminile. Oddio, non in gara unica? Non capiscono nulla questi del volley. Quella disciplina che qualche anno fa, il presidente d’allora raccontava avesse meno tesserate del futsal femminile. Da allora il presidente è cambiato, ma solo quello. Come so che erano tutti esauriti, perché il posto disponibile in sala stampa era direttamente a bordo campo, in piedi e solo per uno. Scusa Claudia.

Vien da chiedersi cosa è accaduto al movimento del femminile nelle ultime due gestioni politiche perché sebbene alcuni addendi siano cambiati, altri non lo sono affatto. Meno squadre, più instabili economicamente, un deciso impoverimento tecnico e una caduta verticale del livello arbitrale. Delle dodici squadre iscritte alla Serie A femminile, sei hanno vinto meno della metà delle partite alle quali hanno partecipato, il 50 per cento. Quella stessa percentuale ha subito almeno 70 gol, in 21 partite. Certamente una Premier League.

Però le ragazze si sono sicuramente divertite, a viaggiare in quindici in un Van, perché il bisogno di farsi vedere, quindi d’esistere nella società dell’immagine conta più d’ogni altra cosa. Peccato che questo non sia l’elemento che rende vendibile un prodotto. Non basta nemmeno vincere il Mondiale, quello di calcio, con indosso al maglia della Spagna, come ha raccontato in una recentissima intervista il pallone d’oro, quello vero,
Aitana Bonmatí. Se lei che gioca nel Barcellona, quello sempre “vero”, vi racconta che non è cambiato nulla nella percezione del calcio femminile in Spagna cosa state facendo voi per cambiare quella del futsal femminile, attaccate i volantini? Operazione utile quando c’erano i ciclostili, forse.

In Italia sono arrivate a fare la differenza: svedesi, finlandesi, arriveranno francesi e tutte quelle grandi scuole calcistiche che al femminile dominano già il continente, senza che mai le ragazze italiane anche prese a prestito dal calcio siano abbastanza tecnicamente rilevanti da scalzare gli import. Arriva a grandi passi il Mondiale femminile, arriveranno l’Iran e le altre squadre asiatiche al femminile. Noi le accoglieremo con folle oceaniche nelle stupenda struttura di Bassano del Grappa, almeno lì lo spritz costava 3 euro.

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