Studio Ghibli è una filosofia

Nell’ultima settimana, Open AI ha messo a disposizione d’un vasto pubblico d’abbonati, la possibilità di generare con estrema semplicità immagini nello stile dello Studio Ghibli, caricando una propria immagine. Questo ha generato un trend planetario. Non che prima non fosse possibile, era necessaria però una certa conoscenza dello strumento generativo e una buona dose di ingegneria nel prompt.

Non ne avrei scritto, c’erano poche ragioni per farlo. Ne è arrivata una quando, mentre ero impegnato nel mio “doom scrolling” con il profilo di Linea Laterale, sono incappato nelle immagine generate credo di ricordare, dalla Roma Futsal. La didascalia recitava: “a quando il manga?”, qualcosa del genere.

Ho pensato che quella affermazione offrisse la possibilità di diffondere conoscenza. Perché il mero limitarsi a seguire un trend, affonda tutto nella mera apparenza. Nella superficialità. L’italico futsal può proseguire nel suo percorso ignorando i contesti, senza che ne soffra mediaticamente. Può continuare a districarsi tra ottovolanti e settebelli e vivere sereno nella nebbia della non conoscenza.

La conoscenza però accresce la capacità di comprensione.

Iniziano dalle basi. Lo Studio Ghibli è uno studio d’animazione. Hayao Miyazaki, il fondatore dello Studio e l’anima narrativa di due lungometraggi premiati con l’Oscar non è un artista particolarmente abile, il suo stile ha segnato un epoca perché ha portato l’animazione (ANIME) fuori dal recinto dell’intrattenimento per bambini facendolo diventare un prodotto planetario.

Ignorare l’esistenza del Castello Errante di Howl e di il Ragazzo e l’Airone, i due lungometraggi premiati con l’Oscar, non vi rende cattive persone, un po’ leggere si, un pochino almeno. Probabilmente avete visto che c’era un docu su Netflix su questo strano vecchio giapponese e avete pensato: ” ‘na roba per sfigati”. Ecco era il racconto del quasi decennale viaggio che ha portato Miyazaki fino alla pubblicazione di Il Ragazzo e l’Airone.

Non sentitevi soli. Ricordo ancora quando oltre 10 anni fa in un contesto che ora sembra lontano anni luce, un vecchio frate chiese ad una platea d’accoliti chi aveva visto il Castello Errante di Howl. Ci fu un silenzio che nemmeno nel vuoto dello spazio siderale. Io e la tipa con cui ero eravamo gli unici ad aver alzato la mano. Il frate c’abbracciò con un enorme sorriso. Anche lui s’era sentito meno solo.

Anime è l'animazione
Manga è il fumetto
Manhwa è Webtoon, aka un fumetto solo digitale che scorre in verticale.

Queste sono le basi, minime.

Non v’è richiesta una comprensione della narrativa di Miyazaki, molto legata alla tradizione favolistica giapponese, ma almeno sapere che state condividendo uno stile d’animazione, quello sì. Non vi chiedo nemmeno di sapere cos’è un Susuwatari, certo se sapete chi sono e cosa sono ecco vi amo, così.

Usare uno strumento senza conoscerne il contesto è come compre una pistola, caricarla, togliere la sicura e decidere che sia intelligente andare in un bar affollato di bambini per mostrarla a tutti gli esseri in età pre scolare presenti. Parte un colpo, accidentalmente, ma qualcuno muore.

Potrei estendere la conversazione a quella che ad oggi è impropriamente chiamata “AI Generale” in mancanza d’una definizione migliore, di quanto sia ormai vicina e di quanto proprio la facilità d’uso di uno strumento all’apparenza innocuo come quello di Open AI necessiti d’uno sguardo più approfondito.

Invece vi lascio con un video, sottotitolato. Del Maestro Miyazaki intervistato proprio sul trend AI che coinvolge il suo lavoro d’una vita.

Nota a Margine.
Il mio personalissimo artista preferito è Makoto Shinkai, Your Name ha battuto il record d’incassi appartenuto al Castello Errante di Howl al suo debutto in Giappone. Guardatelo.
Fine Nota a Margine.

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